Segnali di vita. A Franco Battiato

Omaggio a Franco Battiato

Sono stato innamorato solo una volta, a sedici anni … Lei mi faceva tremare le gambe. Fu bello, perché finì lì.”

Cosa ha significato Battiato per la Sicilia e l’Italia? Orgoglio per i siciliani, la sensazione di aver avuto un personaggio grandissimo non solo per quanto riguarda la musica. Un Maestro (non amava questa definizione).

Per l’Italia senz’altro uno dei cantautori più importanti, insieme a gente come Lucio Dalla, Fabrizio De André, Francesco De Gregori.

Non è sacrilego mettere oggi Battiato tra i personaggi più influenti per la Sicilia, insieme a Camilleri e Sciascia o allo stesso Pirandello.

Viaggiatore, camminatore, sperimentatore, uno spirito libero tra misticismo e realtà.

Il comune di Catania ha recentemente intitolato il Lungomare di Catania e sono tante le inziative del comune di Milo (“Note di passaggio”. Le vie che portano all’essenza è l’omaggio di un gruppo di amici del cantautore e infaticabile sperimentatore musicale e spirituale.

La morte di Franco Battiato avvenuta il18 maggio 202, ha colpito tutti, il personaggio era e rimane uno tra i più amati del panorama nazionale. Nel 2017 a seguito di un incidente al femore si ritirò dalle scene e dalla vita pubblica.

Franco Battiato (23 marzo 1945, Ionia/18 maggio 2021, Milo) Ariete. Cantautore, Regista, Compositore e Pittore

«Gli esseri umani non muoiono. Ci si trasforma», spiega Battiato. Ma lui della morte non ha paura? «Non posso dire di affermare questo. Sto lavorando per essere degno di questo passaggio. Non bisogna avere debolezze nei propri confronti perché la debolezza della materia gioca brutti scherzi». Sempre nel brano intitolato Il testamento si dice «e mi piaceva tutto della mia vita mortale»… (intervista a XL di Repubblica)

Le nostre anime

T’incontro nella stessa galleria
Dove ci siamo lasciati
T’incontro nella stessa galleria
Dove ci siamo lasciati e persi di vista
Come succede spesso nella vita
Mi ricordo che ti piaceva danzare
Alla maniera classica
C’eravamo tanto amati
E non l’abbiamo capito
Forse eravamo troppo giovani
Legati da storie di sesso
Non è strano che ci si trovi come un tempo
Quando ci capivamo guardandoci negli occhi
È bello rivederti, davvero
Scendono inaspettatamente lacrime
Come pioggia spontanee
Da allegria
Riprendiamo il sentiero
Con lo stesso cammino
Verso la stessa meta
Nell’aria del mattino
Abbiamo attraversato una vita
Piena di cambiamenti
Abbiamo imparato a contemplare
La natura e i desideri
Verso l’immaginazione
Le visioni arriveranno
Improvvise e impensabili
Riserviamo al cuore
Una lode
Il sole tramonta
E nasconde il raggio
Della sua conoscenza
Riprendiamo il sentiero
Con lo stesso cammino
Verso la stessa meta
Le nostre anime
Cercano altri corpi
In altri mondi
Dove non c’è dolore
Ma solamente
Pace
E amore
Amore

(Di Claudio Bernieri) Nei primi anni 90 lavoravo all’Europeo e l’intervista uscì nell’ultrimo numero del settimanale chiuso dalla Rizzoli . Venne continuamente rimandato il pezzo in quanto il responsabile culturale della pagina riteneva Battiato di destra e non politicamente corretto. In seguito inserii la sua intervista nel mio libro Non sparate sul cantautore ( ed, Volo libero ) ma venne scartata con le stesse motivazioni.
Questa rara intervista la ho tenuta in serbo per anni migliori .Ora è un bellissimo ricordo,.
Raggiunsi Battiato nella sua masseria alle falde dell’Etna, immersa negli aranceti…
Mi mostrò subito la sua cappella privata, che da poco era stata riconsacrata…
Tra una meditazione e l’altra , il maestro , il derviscio, il gesuita euclideo mi concedeva un breve colloquio davanti ai quadri che stava dipingendo… Io appoggiai il mio registratore sul tavolo del suo studio. I suoi ultimi concerti avevano richiamato migliaia di giovani.

L’era del cinghiale bianco

Pieni gli alberghi a Tunisi
Per le vacanze estive
A volte un temporale
Non ci faceva uscire
Un uomo di una certa età
Mi offriva spesso sigarette turche, ma
Spero che ritorni presto l’era
Del cinghiale bianco
Spero che ritorni presto l’era
Del cinghiale bianco
Profumi indescrivibili
Nell’aria della sera
Studenti di Damasco
Vestiti tutti uguali
L’ombra della mia identità
Mentre sedevo al cinema oppure in un bar
Ma spero che ritorni presto l’era
Del cinghiale bianco
Spero che ritorni presto l’era
Del cinghiale bianco

“Il cinghiale bianco indicava presso i Celti il sapere spirituale, la Conoscenza. Penso che sia venuto il momento di non perdere più tempo appresso ai problemi sociali ed economici, facendoli apparire come inesorabilmente oppressivi ed unici responsabili del nostro star male. Perdere tempo intorno alla dialettica servo-padrone ha il solo scopo di allontanare dai problemi ben più seri e fondamentali quali per esempio la comprensione dell’universo e della relazione nostra con esso”.

Il Mito Dell’Amore

Il mito dell’amore vive
si nutre di fantasia
quando t’innamori è tutto bello
anche come ti ossessionano i pensieri
nell’attrazione bisogno di unità
echi di mantra nel suono del suo nome.
Un giorno da ragazzi
camminavamo sul lungomare
mi disse “Sanno già di noi,
vieni a casa ti presento ai miei”
mi tocchi il cuore e la libertà
ma solo l’idea mi fa sentire prigioniero.
Nei valori tradizionali
il senso di una via
primordiali movimenti interni a un’emozione
amore mio
resisterai a un altro addio.
Il mito dell’amore muore
senza tante cortesie
ti accorgi che è finita
da come cadi nell’insofferenza
ciò che ti unisce
ti dividerà
nei miei ricordi
la Quarta Sinfonia di Brahms.

Nomadi

Nomadi che cercano gli angoli della tranquillità
Nelle nebbie del nord e nei tumulti delle civiltà
Tra i chiariscuri e la monotonia
Dei giorni che passano
Camminatore che vai
Cercando la pace al crepuscolo
La troverai
La troverai
Alla fine della strada
Lungo il transito dell’apparente dualità
La pioggia di settembre
Risveglia i vuoti della mia stanza
Ed i lamenti della solitudine
Si prolungano
Come uno straniero
Non sento legami di sentimento
E me ne andrò
Dalle città
Nell’attesa del risveglio
I viandanti vanno in cerca di ospitalità
Nei villaggi assolati e nei bassifondi dell’immensità
E si addormentano sopra i guanciali
Della terra
Forestiero che cerchi
La dimensione insondabile
La troverai
Fuori città
Alla fine della strada

Prospettiva Nevskij

Un vento a trenta gradi sotto zero
Incontrastato sulle piazze vuote e contro i campanili
A tratti, come raffiche di mitra
Disintegrava i cumuli di neve
E intorno i fuochi delle guardie rosse
Accesi per scacciare i lupi e vecchie coi rosari
E intorno i fuochi delle guardie rosse
Accesi per scacciare i lupi e vecchie coi rosari
Seduti sui gradini di una chiesa
Aspettavamo che finisse messa e uscissero le donne
Poi guardavamo con le facce assenti
La grazia innaturale di Nijinski
E poi di lui s’innamorò perdutamente il suo impresario
E dei balletti russi
E poi di lui s’innamorò perdutamente il suo impresario
E dei balletti russi
L’inverno con la mia generazione
Le donne curve sui telai, vicine alle finestre
Un giorno sulla Prospettiva Nevskij
Per caso vi incontrai Igor Stravinskij
E gli orinali messi sotto i letti per la notte
E un film di Eisenstein sulla rivoluzione
E gli orinali messi sotto i letti per la notte
E un film di Eisenstein sulla rivoluzione
E studiavamo chiusi in una stanza
La luce fioca di candele e lampade a petrolio
E quando si trattava di parlare
Aspettavamo sempre con piacere
E il mio maestro mi insegnò com’è difficile
Trovare l’alba dentro l’imbrunire
E il mio maestro mi insegnò com’è difficile
Trovare l’alba dentro l’imbrunire

Chi era il maestro? Probabilmente la allusione è a George Ivanovitch Gurdjieff, il filosofo e pensatore di origine greco-armena la cui opera è riportata in Frammenti di un insegnamento sconosciuto, scritta dal suo discepolo P.D. Ouspensky.
Battiato aveva trovato nel pensiero di Gurdjieff una grande assonanza (4) con la propria elaborazione intellettuale, e quindi è probabile che si riferisca a lui. Gurdjeff era effettivamente in Russia e a Pietrogrado negli anni tra il 1915 e il 1922, con il suo gruppo di discepoli, i Cercatori di verità, e si può immaginare anche lui con i suoi accoliti nello scenario tratteggiato prima.
“Trovare l’alba dentro l’imbrunire” è d’altra parte un possibile eco delle teorie del maestro armeno, che sosteneva la possibilità di trovare una nuova vita superiore (l’alba) che superi la morte (l’imbrunire) attraverso un faticoso percorso di ricerca della verità che porti a una nuova consapevolezza e ad un livello di vita superiore. (da Musica e Memoria). Il titolo è riferito all’omonima strada che attraversa la città di San Pietroburgo.
La canzone è ambientata in Unione Sovietica, nell’epoca immediatamente successiva alla rivoluzione d’ottobre del 1917, nel periodo della NEP (1921-1929), lanciata da Lenin. Anni in cui nell’ex impero russo era ancora in corso la guerra civile in molte repubbliche dello sterminato paese. In quel periodo erano in corso elementi di libertà in economia, nella società civile, nelle arti e c’era anche uno spazio per l’iniziativa individuale, pur se sempre sotto il controllo del partito bolscevico al potere. Un periodo che si concluse con la prematura morte di Lenin e la presa del potere da parte di Stalin.
Nel 1985 Alice inserisce il brano in ‘Gioielli rubati’ album tributo al Maestro, diventando uno dei brani più significativi del suo repertorio. Alice registra una nuova versione del brano nel 2000 per l’album Personal Juke Box. I due avranno modo di duettare insieme sulla stessa canzone in più concerti, come testimoniato nel live ‘Live in Roma’ del 2016. (Wikipedia)

Una vecchia bretone
Con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù
Capitani coraggiosi
Furbi contrabbandieri macedoni
Gesuiti euclidei
Vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori
Della dinastia dei Ming
Cerco un centro di gravità permanente
Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
Avrei bisogno di
Cerco un centro di gravità permanente
Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
Over and over again
Per le strade di Pechino erano giorni di maggio
Tra noi si scherzava a raccogliere ortiche
Non sopporto i cori russi
La musica finto rock la new wave italiana il free jazz punk inglese
Neanche la nera africana
Cerco un centro di gravità permanente
Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
Avrei bisogno di
Cerco un centro di gravità permanente
Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
Over and over again
You are a woman in love
Baby I need your love
I want your love
Over and over again
Come in into my life
Baby, I want to give you my soul
Baby, I need your love
Compositori: Franco Battiato / Giusto Pio

E ti vengo a cercare

E ti vengo a cercare
Anche solo per vederti o parlare
Perché ho bisogno della tua presenza
Per capire meglio la mia essenza
Questo sentimento popolare
Nasce da meccaniche divine
Un rapimento mistico e sensuale
Mi imprigiona a te
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
Non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
Fare come un eremita
Che rinuncia a sé
E ti vengo a cercare
Con la scusa di doverti parlare
Perché mi piace ciò che pensi e che dici
Perché in te vedo le mie radici
Questo secolo oramai alla fine
Saturo di parassiti senza dignità
Mi spinge solo ad essere migliore
Con più volontà
Emanciparmi dall’incubo delle passioni
Cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male
Essere un’immagine divina
Di questa realtà
E ti vengo a cercare
Perché sto bene con te
Perché ho bisogno della tua presenza

In un altro brano dal titolo “Fisiognomica” (è una disliplina pseudoscientifica), pubblicato nel 1988, che pretende di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto e di come appunto nelle caratteristiche di alcune persone possiamo ritrovarci qualcosa di familiare che ci attrae e ci riporta alle nostre origini. Ma c’è anche il tema dell’emancipazione e la ricerca del divino.

La Cura

Testo
Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo
Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore
Dalle ossessioni delle tue manie
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare
E guarirai da tutte le malattie
Perché sei un essere speciale
Ed io, avrò cura di te
Vagavo per i campi del Tennessee
Come vi ero arrivato, chissà
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
Attraversano il mare
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi
La bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare
Ti salverò da ogni malinconia
Perché sei un essere speciale
Ed io avrò cura di te
Io sì, che avrò cura di te
Compositori: Francesco Battiato / Manlio Sgalambro

Povera Patria

Povera patria
Schiacciata dagli abusi del potere
Di gente infame, che non sa cos’è il pudore
Si credono potenti e gli va bene quello che fanno
E tutto gli appartiene
Tra i governanti
Quanti perfetti e inutili buffoni
Questo paese devastato dal dolore
Ma non vi danno un po’ di dispiacere
Quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
No cambierà, forse cambierà
Ma come scusare
Le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali
Me ne vergogno un poco e mi fa male
Vedere un uomo come un animale
Non cambierà, non cambierà
Sì che cambierà, vedrai che cambierà
Si può sperare
Che il mondo torni a quote più normali
Che possa contemplare il cielo e i fiori
Che non si parli più di dittature
Se avremo ancora un po’ da vivere
La primavera intanto tarda ad arrivare.

Il potere distruttivo della politica di oggi, fatta senza passione e con le mani in tasca. Ma nella canzone c’è spazio anche per la speranza: Non cambierà, canta nel finale per giungere però in extremis a un accorato e speranzoso: vedrai che cambierà.

Ineres Auge

Come un branco di lupi
Che scende dagli altipiani ululando
O uno sciame di api
Accanite divoratrici di petali odoranti
Precipitano roteando come massi
Da altissimi monti in rovina
Uno dice che male c’è
A organizzare feste private
Con delle belle ragazze
Per allietare primari e servitori dello stato?
Non ci siamo capiti
E perché mai dovremmo pagare
Anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le leggi
Dove regna soltanto il denaro?
La giustizia non è altro che una pubblica merce
Di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
Se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente
La linea orizzontale
Ci spinge verso la materia
Quella verticale verso lo spirito
Inneres auge, das innere auge
Con le palpebre chiuse
S’intravede un chiarore
Che con il tempo e ci vuole pazienza
Si apre allo sguardo interiore
Inneres auge, das innere auge
La linea orizzontale ci spinge verso la materia
Quella verticale verso lo spirito
La linea orizzontale ci spinge verso la materia (Inneres auge, das innere auge)
Quella verticale verso lo spirito
Ma quando ritorno in me
Sulla mia via, a leggere e studiare
Ascoltando i grandi del passato
Mi basta una sonata di Corelli
Perché mi meravigli del creato
Compositori: Francesco Battiato / Manlio Sgalambro

Le canzoni in dialetto siciliano

Un riferimento a uno straordinario proverbio siciliano: “È inutili ca ‘ntrizzi e fai cannola: lu santu è di mammuru e nan sura”. L’incontro di due solitudini.

Veni l’autunnu

Stamu un pocu all’umbra
cca c’è troppu suli…

Veni l’autunnu
scura cchiù prestu
l’albiri peddunu i fogghi
e accumincia ‘a scola
da’ mari già si sentunu i riuturi
e a’ mari già si sentunu i riuturi.
Mo patri m’insignau lu muraturi
pl nan sapiri leggiri e scriviri
è inutili ca ‘ntrizzi
e fai cannola
lu santu è di mammuru
e nan sura.
Sparunu i bummi
supra a Nunziata
‘n cielu fochi di culuri
‘n terra aria bruciata
e tutti appressu o santu
‘nda vanedda
Sicilia bedda mia
Sicilia bedda.
Chi stranu e cumplicatu sintimentu
gnonnu ti l’aia diri
li mo peni

cu sapi si si in gradu di capiri
no sacciu comu mai
ti uogghiu beni.
Messmuka issmi khalifa
adrussu ‘allurata al ‘arabiata
likulli schain uactin ua azan.
Likulli helm muthabir amal
likulli helm muthabir amal.

Di F.Battiato – Orchestra diretta da Giusto Pio – Dall’album “Fisiognomica”(EMI).

l testo di Giuni Russo, che della scuderia musicale di Battiato fece parte, e la musica è della compagna di vita di Giuni, Maria Antonietta Sisini.

Strade parallele

Duminica jurnata di sciroccu
Fora nan si pò stari
Pi ffari un pocu ‘i friscu
Mettu ‘a finestra a vanedduzza
E mi vaju a ripusari
Ah, ah! ‘A stissa aria ca so putenza strogghi ‘u mo pinzeri
Ah, ah! ‘U cori vola s’all’umbra pigghi forma e ti prisenti
Nan pozzu ripusari
‘U suli ora trasi dintr’o mari
E fannu l’amuri
‘Un c’è cosa cchiù granni
Tu si la vera surgenti
Chi sazia i sentimenti
Ah, ah! ‘A stissa aria ca so calura crisci e mi turmenta
Ah, ah! ‘U cori vola sintennu sbrizzi d’acqua di funtana
‘Ndo mo’ jardineddu mi piaci stari sula
Ah, ah! ‘A stissa aria ca so calura crisci e mi tormenta
Ah, ah! ‘U cori vola sintennu sbrizzi d’acqua di funtana
‘Ndo mo jardineddu mi piaci stari sulu

Mi piaci stari sulu
Mi piaci stari sula

Data di uscita: 1994

Provided to YouTube by Universal Music Group
Stranizza D’Amuri (Remastered 2019) · Franco Battiato
L’Era Del Cinghiale Bianco
℗ 2019 Universal Music Italia Srl
Released on: 2019-07-19
Associated Performer, Vocals, Co- Arranger: Franco Battiato
Producer: Angelo Carrara
Associated Performer, String Arranger, Violin: Giusto Pio
Associated Performer, Additional Keyboards: Roberto Colombo
Associated Performer, Guitar: Alberto Radius
Associated Performer, Bass Guitar: Julius Farmer
Associated Performer, Drums, Percussion: Tullio De Piscopo
Composer Lyricist: Franco Battiato
Composer: Giusto Pio
Auto-generated by YouTube.

Stranizza d’amuri

Man manu ca passunu i jonna
Sta frevi mi trasi ‘nda lI’ossa
‘Ccu tuttu ca fora c’è ‘a guerra
Mi sentu stranizza d’amuri
L’amuri
E quannu t’ancontru ‘nda strata
Mi veni ‘na scossa ‘ndo cori
‘Ccu tuttu ca fora si mori
Na’ mori stranizza d’amuri
L’amuri
Stranizza d’amuri
L’amuri
E quannu t’ancontru ‘nda strata
Mi veni ‘na scossa ‘ndo cori
‘Ccu tuttu ca fora si mori
Na’ mori stranizza d’amuri
L’amuri
Man manu ca passunu i jonna
Sta frevi mi trasi ‘nda lI’ossa (sta frevi mi trasi ‘nda lI’ossa)
Stranizza d’amuri
L’amuri

Film di Franco Battiato

Niente è come sembra

Perduto Amor

Musikanten

Discografia di Battiato:

Fetus (1972)
Sulle corde di Aries (1973)
Clic (1974)
M.elle le Gladiator (1975)
Battiato (1977)
Juke Box (1978)
L’Egitto prima delle sabbie (1978)
L’era del cinghiale bianco (1979)
Patriots (1980)
La voce del padrone (1981)
L’arca di Noè (1982)
Orizzonti perduti (1983)
Mondi lontanissimi (1985)
Fisiognomica (1988)
Come un cammello in una grondaia (1991)
Caffè de la Paix (1993)
L’ombrello e la macchina da cucire (1995)
L’imboscata (1996)
Gommalacca (1998)
Fleurs (1999)
Ferro battuto (2001)
Fleurs 3 (2002)
Dieci stratagemmi (2004)
Il vuoto (2007)
Fleurs 2 (2008)
Inneres Auge – Il tutto è più della somma delle sue parti (2009)
Apriti sesamo (2012)
Joe Patti’s experimental group (2014)

I Live:

Giubbe rosse (1989)
Unprotected (1994)
Last Summer Dance (2003)
Un soffio al cuore di natura elettrica (2005)
Del suo veloce volo (2013) (con Antony and the Johnsons)

Le raccolte:

Anthology – Le nostre anime. Data di uscita: 13 novembre 2015

I Singoli:

  1. I treni di Tozeur (feat. Alice) / Le biciclette di Forlì
  2. Tutto l’universo obbedisce all’amore (feat. Carmen Consoli) (testo)
  3. Passacaglia (testo)
  4. Le nostre anime (testo)