Poesie e frasi di Marguerite Yourcenar

“Strana condizione è quella dell’intera esistenza, in cui tutto fluisce come l’acqua che scorre, ma in cui, soli, i fatti che hanno contato, invece di depositarsi sul fondo, emergono alla superficie e raggiungono con noi il mare”

L’amore è un castigo. Ci punisce di non aver saputo restare soli

Marguerite Yourcenar , nome originale Marguerite de Crayencour , (nata l’8 giugno 1903, Bruxelles , Belgio — morta il 17 dicembre 1987, Northeast Harbor, Mount Desert Island , Maine , USA), scrittrice, saggista e scrittrice di racconti che divenne la prima donna ad essere eletta all’Académie Française (Accademia di Francia ), un’istituzione letteraria esclusiva con un numero di iscritti limitato a 40. Ha studiato a casa nelle Fiandre francesi e ha trascorso gran parte della sua prima infanzia viaggiando con suo padre. Ha iniziato a scrivere da adolescente e ha continuato a farlo dopo che la morte di suo padre l’ha lasciata ricca in modo indipendente. Condusse una vita nomade fino allo scoppio della seconda guerra mondiale , periodo in cui si stabilì definitivamente negli Stati Uniti . Divenne cittadina statunitense naturalizzata nel 1947. Il nome “Yourcenar” è un anagramma imperfetto del suo nome originale, “Crayencour”.

Risposte

‒ Cosa hai per consolare la tomba,
Cuore sfacciato, cuore ribelle?
Il frutto maturo si appesantisce e cade.
Cosa hai per consolare la tomba?
‒ Ho il tesoro di essere stato.

‒ Cosa hai per sostenere la vita,
Cuore pazzesco, cuore stanco?
Cuore senza speranza, cuore senza invidia,
Cosa hai per sostenere la vita?
‒ Pietà per ciò che deve passare.

‒ Cos’hai per disprezzare gli uomini,
Cuore di ghiaccio, facile da spezzare il cuore?
Cos’hai per disprezzare gli uomini?
Cosa sei più di noi?
‒ Capace di disprezzarmi.

  • Marguerite Yourcenar

La vita è qualcosa di più della poesia

La vita è molto più complessa di tutte le possibili definizioni;
ogni immagine semplificata rischia sempre di essere volgare.
La vita è qualcosa di più della poesia;
è qualcosa di più della fisiologia
e persino della morale,
in cui ho creduto per tanto tempo.
È tutto ciò e molto di più ancora: è la vita.
È il nostro solo bene e la nostra sola maledizione.
Noi viviamo;
ognuno di noi ha la sua vita particolare,
unica, determinata da tutto il passato,
sul quale non abbiamo alcun potere,
e che determinerà a sua volta,
per poco che sia, tutto il futuro.
La nostra vita.
La vita che appartiene a noi soli,
che non si ripeterà una seconda volta
e che non siamo certi di comprendere del tutto.
E ciò che sto dicendo della vita intera
lo potrei dire di ogni momento di una vita.
Gli altri vedono la nostra presenza,
i nostri gesti,
e come le parole si formano sulle nostre labbra;
soli, noi vediamo la nostra vita.
Questo è strano:
la vediamo;
stupiamo che sia così,
e non possiamo cambiarla.
Anche quando la giudichiamo,
le apparteniamo ancora;
la nostra approvazione
o il nostro biasimo ne fanno parte;
è sempre lei che riflette se stessa.
Poiché non c’è null’altro;
il mondo, per ognuno di noi,
non esiste se non
in quanto confina
con la nostra vita.”

  • Marguerite Yourcenar

Tu nin saprai giammai

Tu non saprai giammai che la tua anima viaggia
come in fondo al mio cuore un dolce cuore eletto;
e che niente, né il tempo, né altri amori, né l’età,
mai offuscheranno il fatto che tu sia stata.

Che la bellezza del mondo ha preso il tuo volto,
vive della tua dolcezza, splende della tua chiarità,
e che quel lago pensieroso in fondo al paesaggio
mi ridice soltanto la tua serenità.

Tu non saprai giammai ch’io reggo la tua anima
come una lampada d’oro che mi fa luce mentre cammino;
che un poco della tua voce è passata nel mio canto.

Dolce fiaccola, i tuoi sprazzi, dolce braciere, la tua fiamma
mi insegnano i sentieri che tu hai percorso,
e tu vivrai un poco, perché ti sopravvivo.

  • Marguerite Yourcenar
    (1929Traduzione di Manrico Murzi)

da “I doni di Alcippe”, Bompiani, 1987