Poesie di Nazim Hikmet

“Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà”

“Addormentarsiadesso
svegliarsi tra cento anni, amor mio…”
versi tratti dalla poesia “1945”

“Mi si è buttata addosso la fronte bianca del tempo
e i ricordi più vecchi e la tua assenza nel letto
e la nostra separazione e quello che siamo
mi sono svegliato anche questa mattina e ti amo.”

È l’alba. S’illumina il mondo
come l’acqua che lascia cadere sul fondo
le sue impurità. E sei tu, all'improvviso
tu, mio amore, nel chiarore infinito di fronte a me.
Nazim Hikmet (IPA: [nɑˈzɯm hikˈmet]), in italiano spesso scritto Nazim Hikmet, all’anagrafe Nâzım Hikmet Ran. nacque il 15 gennaio 1902 a Salonicco, nell’impero ottomano (ora Salonicco, in Grecia), dove suo padre prestava servizio nel servizio estero. Fu esposto alla poesia in tenera età attraverso la madre artista e il nonno poeta e fece pubblicare le sue prime poesie quando aveva diciassette anni.
Cresciuto a Istanbul, Hikmet lasciò la Turchia occupata dagli Alleati dopo la prima guerra mondiale e finì a Mosca, dove frequentò l’università e conobbe scrittori e artisti da tutto il mondo. Dopo l’indipendenza turca nel 1924 tornò in Turchia, ma fu presto arrestato per aver lavorato a una rivista di sinistra. Riuscì a fuggire in Russia, dove continuò a scrivere opere teatrali e poesie.
Nel 1928 un’amnistia generale permise a Hikmet di tornare in Turchia e durante i successivi dieci anni pubblicò nove libri di poesie – cinque raccolte e quattro lunghe poesie – mentre lavorava come correttore di bozze, giornalista, sceneggiatore e traduttore. Lasciò la Turchia per l’ultima volta nel 1951, dopo aver scontato una lunga pena detentiva per i suoi atti radicali, e visse in Unione Sovietica e nell’Europa orientale, dove continuò a lavorare per gli ideali del comunismo mondiale.
Dopo aver ricevuto un riconoscimento precoce per le sue poesie patriottiche in metro sillabico, cadde sotto l’influenza dei futuristi russi a Mosca e abbandonò le forme tradizionali mentre tentava di “depoetizzare” la poesia.
Molte delle sue opere sono state tradotte in inglese, tra cui Human Landscapes from My Country: An Epic Novel in Verse (2009), Things I Didn’t Know I Loved (1975), The Day Before Tomorrow (1972), The Moscow Symphony ( 1970) e Poesie selezionate (1967). Nel 1936 pubblicò Seyh Bedreddin destani (“L’epopea di Shaykh Bedreddin”) e Memleketimden insan manzaralari (“Ritratti di persone dalla mia terra”).
Hikmet morì di infarto a Mosca nel 1963. Primo poeta turco moderno, è riconosciuto nel mondo come uno dei grandi poeti internazionali del XX secolo.

Rubai

Istanbul 1933

È l’alba. S’illumina il mondo
come l’acqua che lascia cadere sul fondo
le sue impurità. E sei tu, all’improvviso
tu, mio amore, nel chiarore infinito di fronte a me.

Giorno d’inverno, senza macchia, trasparente
come vetro. Addentare la polpa candida e sana
d’un frutto. Amarti, mia rosa, somiglia
all’aspirare l’aria in un bosco di pini.

Chi sa, forse non ci ameremmo tanto
se le nostre anime non si vedessero da lontano
non saremmo così vicini, chi sa,
se la sorte non ci avesse divisi.

È così, mio usignolo, tra te e me
c’è solo una differenza di grado:
tu hai le ali e non puoi volare
io ho le mani e non posso pensare.

Finito, dirà un giorno madre Natura
finito di ridere e di piangere
e sarà ancora la vita immensa
che non vede non parla non pensa.

  • Nazim Hikmet

(Traduzione di Joyce Lussu)

Il più bello dei mari

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.

E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

Poesie d’amore

  • Nazim Hikmet

Anche questa mattina mi sono svegliato

Berlino, 1961

Anche questa mattina mi sono svegliato
e il muro la coperta i vetri la plastica il legno
si son buttati addosso a me alla rinfusa
e la luce d’argento annerito della lampada

mi si è buttato addosso anche un biglietto di tram
e il giallo della parete e tre righe di scritto
e la camera d’albergo e questo paese nemico
e la metà del sogno caduta da questo lato s’è spenta

mi si è buttata addosso la fronte bianca del tempo
e i ricordi più vecchi e la tua assenza nel letto
e la nostra separazione e quello che siamo
mi sono svegliato anche questa mattina e ti amo.

  • Nazim Hikmet

Berlino, 1961
(Traduzione di Joyce Lussu)

Arrivederci fratello mare

Varna, 1951

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.

Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.

  • Nazim Hikmet

Ti amo come se
Mosca, 1959
Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi
pieno di gioia pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me
quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

(da “Lettere dal carcere a Münevver”)