Poesie scelte di Lord Byron

Il ricordo della felicità non è più felicità; il ricordo del dolore è ancora dolore.

“Vi è un piacere nei boschi inesplorati
e un’estasi nelle spiagge deserte,
vi è una compagnia che nessuno può turbare
presso il mare profondo,
e una musica nel suo ruggito;
non amo meno l’uomo ma di più la natura
dopo questi colloqui dove fuggo
da quel che sono o prima sono stato
per confondermi con l’universo e lì sentire
ciò che mai posso esprimere
né del tutto celare.

George Gordon Byron, 6° Barone Byron , conosciuto come: Lord Byron (nato il 22 gennaio 1788, Londra , Inghilterra — morto il 19 aprile 1824, Missolonghi, Grecia), fu poeta romantico e satirico britannico la cui poesia e personalità catturarono l’immaginazione dell’Europa. Rinomato come il “cupo egoista” del suo poema autobiografico Childe Harold’s Pilgrimage (1812–18) nel XIX secolo, ora è più generalmente stimato per il realismo satirico di Don Juan (1819–24).

Ondeggia, oceano


Ondeggia, Oceano nella tua cupa
e azzurra immensità
A migliaia le navi ti percorrono invano;
L’uomo traccia sulla terra i confini,
apportatori di sventure,
Ma il suo potere ha termine sulle coste,
Sulla distesa marina
I naufragi sono tutti opera tua,
è l’uomo da te vinto,
Simile ad una goccia di pioggia,
S’inabissa con un gorgoglio lamentoso,
Senza tomba, senza bara,
senza rintocco funebre, ignoto.
Sui tuoi lidi sorsero imperi,
contesi da tutti a te solo indifferenti
Che cosa resta di Assiria, Grecia, Roma,
Cartagine?
Bagnavi le loro terre quando erano libere
e potenti.
Poi vennero parecchi tiranni stranieri,
La loro rovina ridusse i regni in deserti;
Non così avvenne, per te, immortale e
mutevole solo nel gioco selvaggio delle onde;
Il tempo non lascia traccia
sulla tua fronte azzurra.
Come ti ha visto l’alba della Creazione,
così continui a essere mosso dal vento.
E io ti ho amato, Oceano,
e la gioia dei miei svaghi giovanili,
era di farmi trasportare dalle onde
come la tua schiuma;
fin da ragazzo mi sbizzarrivo con i tuoi flutti,
una vera delizia per me.
E se il mare freddo faceva paura agli altri,
a me dava gioia,
Perché ero come un figlio suo,
E mi fidavo delle sue onde, lontane e vicine,
E giuravo sul suo nome, come ora.

  • Lord Byron

Cammina, lei, nella bellezza
Cammina, lei, nella bellezza, come
la notte a latitudini serene
e sotto cieli trapuntati a stelle;
e tutto il meglio di splendore e buio
s’accorda nel suo aspetto e nei suoi occhi,
fatti sì dolci a quella luce tenera
che il cielo nega al giorno scintillante.

Un’ombra sola in più, di meno un raggio
solo spariglierebbero la grazia
che indicibile disegna onde nere
sopra ogni treccia, o tenuemente illumina
il suo viso, dove i pensieri esprimono
sereni, dolcemente, quanto pura,
quanto amata sia la lor dimora.

E sopra quella gota e quella fronte,
tanto morbide, e calme, ed eloquenti,
il riso suo che avvince, i suoi color
che brillano raccontano di giorni
consunti nel far bene, di una mente
ch’è in pace universale, e del suo cuore,
e del suo amore ch’è tutto innocente!

  • Lord Byron

Quando ci dividemmo

Quando ci dividemmo
in lacrime e silenzio,
il cuore infranto in due
per separare gli anni,
pallida la guancia ti si fece, e fredda,
e ancor più freddo il bacio;
davvero quell’ora predisse
a quest’altra il dolore.
Rugiada mattutina infuse
la mia fronte, gelida,
fu come ammonimento
a quel che sento ora.
Le tue promesse sono tutte infrante,
di frivola risuona la tua fama;
odo il tuo nome correr sulle bocche
e con te ne divido la vergogna.
Davanti a me ti nominano,
un tocco a morto ascolto,
e mi sovrasta un brivido…
Perché m’eri si cara?
Essi non sanno che ti ho conosciuto,
e che ti ho conosciuto troppo bene:
a lungo, a lungo ti rimpiangerò,
così profondamente da non dirsi.
Segretamente c’incontrammo,
in silenzio io mi dolgo
che il cuore tuo possa dimenticarmi,
tradirmi la tua anima.
Ti rincontrassi mai
dopo lunghi anni,
come dovrei io salutarti?
In lacrime e silenzio.

  • Lord Byron