Louis Aragon. Poesie

Bisogna essere stati cornuti per avere il diritto di parlare di amore.

Louis Aragon (Parigi, 3 ottobre 1897 – Parigi, 24 dicembre 1982. Fu Poeta, romanziere e saggista, fondatore del Surrealismo con Paul Éluard, André Breton, Luis Buñuel e altri. Il lavoro di Aragón riflette le principali tendenze di pensiero del XX secolo: è stato anche attivista politico e portavoce del comunismo. La sua influenza sulla teoria del romanzo e sulla teoria poetica fu considerevole.

Louis Aragon
Arrivo dove sono straniero
Nulla è precario come vivere

Nulla è effimero come esistere
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina
Come per il vento essere leggero
Io arrivo dove sono straniero

Un giorno tu passi la frontiera

Ma da dove vieni, o dove vai dunque
Domani che importa e che importa ieri
Il cuore cambia con il cardo
Tutto è senza rima né perdono

Passa il dito sulla tua tempia

Tocca l’infanzia dei tuoi occhi
E’ meglio lasciare basse le lampade
La notte ci piace assai più
E’ il lungo giorno che diventa vecchio

Gli alberi sono belli in autunno

Ma il bambino che cosa è diventato
Io mi riguardo e mi stupisco
Di questo viaggiatore sconosciuto
Del suo viso e dei suoi piedi nudi

Poco a poco tu ti fai silenzio

Ma non così in fretta tuttavia
Per non sentire la tua dissonanza
E per non sentire cadere sul te stesso
di una volta il colpo del tempo

E’ duro invecchiare al termine del conto

La sabbia ci scappa tra le dita
E’ come un’acqua fredda che sale
E’ come una vergogna che cresce
Una pelle che grida? Mi sbatti?

E’ duro essere un uomo una cosa

E’ duro rinunciare a tutto
Le senti le metamorfosi
Che accadono dentro di noi
Come piegano lentamente le nostre ginocchia

O mare amaro o mare profondo

Qual è l’ora delle tue maree
Quanti anni occorrono all’uomo
quanti secondi per abiurare l’uomo
perché perché queste sgomitate

Nulla è precario come vivere

Niente è effimero come essere
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina
E per il vento esser leggero
Giungo dove sono straniero.

  • Louis Aragon

Io inventerò per te la rosa

Sono venuto verso te come il fiume va al mare
Ho sacrificato di colpo il mio corso e le mie montagne
Ho lasciato tutto per te i miei amici la mia infanzia
Ogni goccia d’acqua della mia vita ha preso il sale della tua immensità
Il tuo sole ha dissipato il mio folclore
Tu regni sul mio sangue il mio sogno i miei deliri
Ti ho dato la mia memoria come una ciocca di capelli
Non dormo più se non nelle tue nevi
Sono straripato dal mio letto ho scacciato le fate madrine
Ho rinunciato da tempo alle mie leggende
Dove sono Rimbaud Cros e Ducasse
Valmore che piange a mezzanotte
Nerval ha spezzato la corda
E la palla che trapassò Lermontov ha attraversato il mio cuore
Diviso dai tuoi passi
Disperso dal tuo gesto
Come un gran vento innamorato di una foresta
Io sono la polvere che si spazza la mattina dalla casa
E che ritorna con invisibile pazienza durante la giornata
L’edera che cresce senza che lo avvertiamo
Finchè non la mutilano nella sua fedeltà
Sono la pietra consunta dai tuoi passi
La sedia che ti attende nel luogo familiare
Il vetro su cui arde la tua fronte a guardare il vuoto
Il romanzo da due soldi che parla a te sola
Una lettera aperta dimenticata prima d’esser letta
La frase interrotta su cui non serve tornare
Il fremito delle stanze attraversate
Il profumo che lasci dietro te
Quando te ne vai e io resto infelice come il tuo specchio
Quando tutte insieme le parole del mondo ti avrò dato
Tulle le foreste d’America e tutte le messi notturne del cielo
Quando ti avrò dato ciò che brilla e ciò che l’occhio non può vedere
Tutto il fuoco della terra come una coppa di lacrime
Macro foto di rosaIl seme maschile delle specie diluviane
E la mano di un bambino
Quando ti avrò dato il caleidoscopio dei dolori
Il cuore in croce le membra spezzate
L’arazzo immenso delle genti torturate
Gli scorticati vivi sul palco del supplizio
Il cimitero sventrato degli amori sconosciuti
Tutto ciò che trasportano le acque sotterranee e le vie lattee
La grande stella del piacere nell’inferno più miserabile
Quando ti avrò dipinto questo vago paesaggio
In cui le coppie si fanno fotografare alle fiere
Pianto i venti per te cantato fino a spezzarmi le corde
La messa nera dell’Adorazione perpetua
Maledetto il mio corpo e maledetta la mia anima
Bestemmiato l’avvenire e bandito il passato
Fatto di tutti i singhiozzi un carillon
Che dimenticherai nell’armadio
Quando non vi saranno più usignoli negli alberi a furia di lanciarli ai tuoi piedi
Quando non vi saranno più metafore in una mente folle per fartene un fermacarte
Quando sarai sfinita dal culto mostruoso che ti tributo
Quando non avrò più voce né ventre né volto e piedi e mani non avran più spazio per i chiodi
Quando tutti i verbi umani avranno infranto nelle mie dita il loro vetro
E la mia lingua e il mio inchiostro saranno inariditi come una stazione sperimentale per razzi interplanetari
E i mari non si saranno lasciati dietro che il candore accecante del sale
Così che il sole abbia sete e la luce oscilli su quel pavimento di cristallo
Lo scisto spento il firmamento amorfo e l’essere sempre spossato dalle mutazioni
Io inventerò per te la rosa.

  • Louis Aragon

Credo in te

Credo in te come al profumo
Come al cantar d’uccello nelle tenebre
Credo in te come al mare
Credo in te come alla rosa schiusa a mezzanotte
Credo in te sola in faccia al mondo
Là dove il sole si fa neve e l’aria fuoco
Io credo in te sola all’orizzonte dell’uomo
Ti credo a perdifiato
Alla vertigine e allo stordimento
Alla caduta e all’annientamento
Io credo in te come alla vita
Si crede nel momento della morte
Io credo in te senza tenermi ad alcun sostegno
Io credo in te nell’assenza e nel sonno
O mia magnolia d’insonnia
Io credo in te nel frastuono e nel silenzio
Io credo in te nel dolore
Io credo in te come alla prova dell’esistenza
Come allo strazio dell’addio
Io credo in te più della mia stessa ombra
Io credo in te come l’acqua nera dai riflessi d’oro
Come la polvere al piede nudo
Io credo in te come alla pioggia il deserto
Come la solitudine all’abbraccio
Come all’orecchio crede il grido.

  • Louis Aragon

Cantico a Elsa

lo ti tocco e vedo il tuo corpo e tu respiri
Non è più il tempo del viver separati
Sei qui tu vai tu vieni e io sono il tuo impero
Nel bene e nel male
E mai fosti così lontana secondo me

Insieme noi troviamo nel paese delle meraviglie
Il piacere profondo color dell’assoluto
Ma quando torno a noi quando mi sveglio
Se sospiro al tuo orecchio
Parole come d’addio tu non le senti più

Lei dorme A lungo io l’ascolto tacere
E lei nelle mie braccia presente e tuttavia
Più assente per questo e io più solitario
Per esser più vicino al suo mistero
Come un giocatore che ai dadi legge il punto perdente

Il giorno che parrà strapparla all’ assenza
Me la rende più toccante e più bella che mai
Dell’ombra ha conservato i profumi e l’essenza
E come un sogno dei sensi
Il giorno che la riporta è di nuovo una notte

Cespugli quotidiani cui noi ci appigliamo
La vita sarà passata come un’aria stordente
Mai sazia di quegli occhi che m’affamano
Mio cielo mia disperazione donna mia
Tredici anni avrò spiato il tuo silenzio cantante

Come la conchiglia registra il mare
Inebriandomi il cuore tredici anni tredici inverni tredici estati
Avrò tremato tredici anni sulla soglia delle chimere
Tredici anni di una paura dolceamara
E tredici anni esorcizzato pericoli inventati

Ragazza mia il tempo non è a nostra misura
Mille e una notte sono poche per gli amanti
Tredici anni sono come un giorno e un fuoco di paglia
Che brucia ai nostri piedi a maglia a maglia
Il magico tappeto del nostro isolamento

  • Louis Aragon