La Poesia salverà il mondo. Walt Whitman

Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini.”

Per me il mare è un continuo miracolo; I pesci che nuotano – le rocce – il moto delle onde – le navi, con gli uomini a bordo. Che miracoli più sorprendenti ci possono essere?

Se tardi a trovarmi, insisti.
Se non ci sono in nessun posto,
cerca in un altro, perchè io sono
seduto da qualche parte,
ad aspettare te…
e se non mi trovi piú, in fondo ai tuoi occhi,
allora vuol dire che sono dentro di te.

Walt Whitman (31 maggio 1819-26 marzo 1892) è uno degli scrittori americani più significativi del XIX secolo e molti critici lo considerano il più grande poeta della nazione. Il suo libro “Leaves of Grass”, che ha curato e ampliato nel corso della sua vita, è un capolavoro della letteratura americana. Oltre a scrivere poesie, Whitman ha lavorato come giornalista e si è offerto volontario negli ospedali militari .

La poesia salverà il mondo


Il mondo sottomarino,
Foreste al fondo del mare, i rami, le foglie,
Ulve, ampi licheni, strani fiori e sementi,
folte macchie, radure, prati rosa,
Variegati colori, pallido grigio verde,
porpora, bianco e oro, la luce vi scherza
fendendo le acque
Esseri muti nuotan laggiù tra le rocce,
il corallo, il glutine, l’erba, i giunchi,
e l’alimento dei nuotatori
Esseri torpidi brucan fluttuando laggiù,
o arrancano lenti sul fondo,
Il capodoglio affiora a emetter lo sbuffo
d’aria e vapore, o scherza con la
sua coda,
Lo squalo dall’occhio di piombo,
il tricheco, la testuggine, il peloso
leopardo marino, la razza,
E passioni, guerre, inseguimenti, tribù,
affondare lo sguardo in quei fondi
marini, respirando quell’aria così
densa che tanti respirano,
Il cambiamento più oltre, dal nostro
mondo passando a quello di esseri
che in altre sfere camminano.

  • Walt Whitman

Dall’ondeggiate oceano

Dall’ondeggiante oceano, la folla,
venne teneramente a me una goccia,
mormorando Io ti amo, tra non molto morirò
ho fatto un lungo viaggio solo per guardarti, toccarti,
perché non potevo morire sinché non ti avessi guardato,
perché temevo di poterti poi perdere.
Ora ci siamo incontrati, ci siamo guardati,
siamo salvi, ritorna in pace all’oceano mio amore,
anch’io sono parte di quell’oceano amore,
non siamo così separati,
considera il grande globo, la coesione di tutto, quanto è perfetta!
Ma per me, per te, il mare irresistibile deve separarci,
e se per un’ ora ci tiene lontani, non può tenerci lontani
per sempre;
non essere impaziente — un istante — sappi che io saluto l’aria,
l’oceano e la terra,
ogni giorno al tramonto per amor tuo,
amore.

  • Walt Whitman

Sulla spiaggia di notte

Sulla spiaggia di notte
sta una bambina con suo padre
guardando l’est, il cielo autunnale.
Attraverso l’oscurità,
mentre depredanti nuvole, funeree nuvole, in nere masse
sgorgando,
più basse cupe e veloci di traverso al cielo,
in mezzo a una trasparente chiara cintura di etere
lasciata libera a oriente,
ascende vasto e calmo Giove, signore degli astri,
e vicino a lui, solo poco più in alto,
nuotano le delicate sorelle, le Pleiadi.
Sulla spiaggia la bambina che tiene la mano del padre,
quelle nuvole funeree che si abbassano vittoriose per
divorare tutto,
guardando piange in silenzio.
Non piangere, bambina,
non piangere, mia cara,
con questi baci ch’io allontani le tue lacrime,
le nuvole depredanti non saranno più a lungo vittoriose,
non avranno a lungo il possesso del cielo, divorano le
stelle soltanto in apparenza,
Giove riemergerà, sii paziente, guarda ancora un’altra
notte, le Pleiadi emergeranno,
sono immortali, tutte quelle stelle dorate e inargentate
brilleranno ancora,
le stelle grandi e le piccole brilleranno ancora, durano,
i vasti soli immortali e le eterne, riflessive lune
brilleranno ancora.
Allora mia cara piangerai tu sola per Giove?
consideri tu sola la sepoltura delle stelle?
Qualcosa c’è,
(con le mie labbra calmandoti, io aggiungo in un
sussurro,
ti do il primo consiglio, il primo inganno,)
qualcosa c’è di più immortale anche delle stelle,
(molte le sepolture, molti i giorni e le notti che passano e
svaniscono)
qualcosa che durerà più a lungo anche del luminoso
Giove,
più a lungo del sole e di ogni ruotante satellite,
o delle irradianti sorelle, le Pleiadi.

  • Walt Whitman

Noi due, quanto a lungo fummo ingannati
Noi due, quanto a lungo fummo ingannati,

ora metamorfosati fuggiamo veloci come fa la Natura,

noi siamo Natura, a lungo siamo mancati,

ma ora torniamo,

diventiamo piante, tronchi, fogliame, radici, corteccia,

siamo incassati nel terreno, siamo rocce,

siamo querce, cresciamo fianco a fianco nelle radure,

bruchiamo, due tra la mandria selvaggia, spontanei

come chiunque,

siamo due pesci che nuotano insieme nel mare,

siamo ciò che i fiori di robinia sono, spandiamo profumi

nei sentieri intorno i mattini e le sere,

siamo anche sterco di bestie, vegetali, minerali,

siamo due falchi, due predatori, ci libriamo in alto

nell’aria e guardiamo sotto,

siamo due soli splendenti, siamo noi che ci bilanciamo

sferici, stellari, siamo come due comete,

vaghiamo con due zanne e quattro zampe nei boschi,

ci lanciamo sulla preda,

siamo due nuvole che mattina e pomeriggio avanzano

in alto,

siamo mari che si mescolano, siamo due di quelle felici

onde che rotolano una sull’altra e si spruzzano

l’un l’altra,

siamo ciò che l’atmosfera è, trasparente, ricettiva,

pervia, impervia,

siamo neve, pioggia, freddo, buio, siamo ogni prodotto,

ogni influenza del globo,

abbiamo ruotato e ruotato finché siamo arrivati di nuovo

a casa, noi due,

abbiamo abrogato tutto fuorché la libertà, tutto fuorché

la gioia.

  • Walt Whitman