John Keats. Poesie

Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
La mia vita sembra che si arresti lì,
Non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.

John Keats , (nato il 31 ottobre 1795, Londra , Inghilterra – morto il 23 febbraio 1821, Roma [Italia]), poeta lirico romantico inglese che dedicò la sua breve vita alla perfezione di una poesia segnata da immagini vivide, grande fascino sensuale e un tentativo di esprimere una filosofia attraverso la leggenda classica. Poeta dalla scrittura stilisticamente perfetta, romantica e sensuale.

Sul mare

Di sussurri immortali avvolge lidi desolati
E con ansito possente riempie mille caverne,
Sin che l’incanto d’Ecate non l’avverte
Di ritirarsi, e lasciarle all’ombra sempiterna
Colme di grida. Spesso è così felice
Che la sua calma per giorni e giorni non smuove
La conchiglia caduta, quando i venti del cielo
Liberi infuriano in tempesta cupa.
Oh tu che hai le pupille stanche e afflitte,
Nutrile dell’immensità del mare;
Tu che le orecchie hai stordite di volgare rumore
O troppo sazie di troppo ricche melodie,
Ascolta, sino a trasalire, ciò che dicono le vecchie caverne:
Il coro, sembra, delle antiche ninfe del mare.

  • John Keats

Il mare

“In eterno sussurra intorno a lidi

Solitari, e con l’ansito possente

Dieci e dieci migliaia di caverne

Sazia, finché di Ecate l’incanto

Lascia in loro il suo antico oscuro rimbombo.

Spesso così soave lo ritrovi

Che appena la più piccola conchiglia

Viene smossa per giorni di là dove

Cadde una volta all’ultima nel cielo

Furia di venti. O voi che le pupille

Avete afflitte e stanche, fate loro

Pascolo della vastità del mare;

Voi cui stordì gli orecchi aspro frastuono

O sazievole musica, sedete

Di un’antica caverna sulla soglia

In voi raccolti e balzerete

Come ninfe udendo del mar

Cantare in coro!”

  • John Keats

Quattro stagioni

Quattro stagioni ha pure l’animo dell’uomo:
C’è la primavera sensuale, quando la chiara fantasia
Ogni bellezza accoglie con facile mano.
E l’estate: ama allora l’uomo ruminare
Il dolce boccone del pensiero primaverile,
Finché, digeritolo nell’anima, tutto l’incorpora.
Placidi ormeggi e cale di tranquillità
Conosce in Autunno, quando le ali stanche
Ripiega strette, pago di contemplare,
Oziando, le nebbie, di lasciare la beltà
Passare inavvertita, come un rivo vicino.
E il suo inverno ha pure, di pallida deformazione:
Scorderebbe altrimenti la sua natura mortale.

  • John Keats

Non posso esistere senza di te


Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
La mia vita sembra che si arresti lì,
Non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
Come di dissolvermi:
Sarei estremamente triste
Senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l’anima con un potere
Cui non posso resistere;
Eppure potei resistere finché non ti vidi;
E anche dopo averti veduta
Mi sforzai spesso di ragionare
Contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

  • John Keats