Fernando Pessoa, poesie scelte da “Fantasie d’interludio

Fantasie d’interludio (1914-1935, a cura di Fernando Cabral Martins. Passigli Editore

Testi scelti da Mario Luzi

Fantasie d’interludio è il titolo che nel suo epistolario, Fernando Pessoa dà alla progettata, ma mai realizzata, pubblicazione di una serie di volumi dei suoi eteronimi.

A creare poeti e scrittori eteronimi come Alberto Caeiro, Álvaro de Campos, Ricardo Reis e Bernardo Soares , non poteva che essere qualcuno che poteva benissimo fingere di essere un’altra “Persona”. Pessoa è stato un grande viaggiatore dell’inconscio.

“Ho messo tutta la mia forza di spersonalizzazione drammatica in Caeiro, ho messo tutta la mia disciplina mentale in Ricardo Reis, vestito della sua stessa musica, ho messo in Álvaro de Campos tutta l’emozione che non do né a me stesso né alla vita.

Pioggia obliqua

Attraversa questo paesaggio il mio sogno d’un porto infinito. E il colore dei fiori traspare dalle vele di grandi navigli che salpano dal molo trascinando sulle acque per ombra i profili al sole di quegli alberi antichi…

Il porto che sogno è annuvolato e pallido e qui il paesaggio è pieno di sole da questo lato…Ma nel mio spirito il sole d’oggiè porto annuvolato, e le navi che escono dal porto sono questi alberi al sole…

Libero nel doppio, m’abbandonai giù dal paesaggio…Il profilo del molo è la mia strada nitida e calma che si leva ed erge come un muro, e le navi passano dentro i tronchi degli alberi con una orizzontalità verticale, e lasciano cadere gomene nell’acqua tra le foglie a una a una dentro…

Non so quale mi sogno…Subito tutta l’acqua marina del porto traspare e vedo nel fondo come un’enorme stampa dispiegata, questo paesaggio intero, filare d’alberi, strada ardente in quel porto. E l’ombra d’una nave più antica del porto, che passa tra il mio sogno del porto e la mia visione di questo paesaggio.

E giunge presso di me, ed entra in me, e passa dall’altra banda dell’anima mia…

IX

Il mio cuore è un portico diroccato che si affaccia pericolosamente sul mare. Vedo nell”anima vane vele passare e ogni vela passa in un solo senso. Uno sbieco di ombre e di rumore nella trasparente solitudine dell’aria evoca stelle sopra la notte essendo in cieli distanti il portico partito…

E fra palmeti di Antille intraviste, attraverso velari di ametiste, ecco scostati con le mani sogni.

X

A me dall’alto infinito è toccata questa vita. Attraverso dense nebbie, fumi primieri del mio stesso eremo, venni acquistando, e per bizzarri riti d’ombra e di luce occasionale, e gridi vaghi da lungi, e sintomi caduchi di sconosciuto rimpianto, splendori del divino, quest’esser fosco ed esule…Cadde pioggia in passati dì c’hio fui. Furonvi campi d’imminente cielo e neve su alcunché d’anima e mio. All’ombra mi narrai, ma non ascoltato. Oggi mi so deserto ove Dio tenne un tempo la dimora dell’oblio…

XI

Non sono io colui che descrivo. io sono la tela e una mano occulta colora qualcuno in me. Ho posto l’anima in condizione di perderla e il mio principio alla fine è sbocciato…Che m’importa il tedio che c’è dentro, e il lieve autunno, gli abiti di gala, l’avorio, e l’anima che in premio si avvolge nei tanto sognati drappi di raso?

Disperso…E l’ora si chiude come un ventaglio…La mia anima è un arco con in fondo il mare…Tedio? Pena? Vita? Sogno? si lasciano….E aprendo le ali sul Rinnovare, l’erma ombra dell’intrapreso volo batte la ciglia sul campo abbandonato.

Natale

Un Dio Nasce. Altri muoiono. La verità nè è arrivata nè se n’è andata. L’errore è cambiato. Adesso abbiamo un’altra Eternità, ma il passato era sempre migliore.

*

Tu dormi mentre io veglio…Lascia che sogni…non c’è niente di allegro in me. Ti voglio per sognare non per amarti. Il calore della tua carne è freddo al mio volere. I miei desideri sono stanchi. non voglio tra le braccia il sogno del tuo essere. Dormi, dormi, dormi, vaga nel tuo sorriso…Ti sogno con tale cura, che il sogno è incantesimo e io sogno senza sentire.

*

Posa le mani sulle mie spalle…Dammi un bacio sulla fronte…La mia vita è solo macerie, la mia anima innocente. Non so perché, da dove vengo, sono un essere che vede, e vede tutto estraneo. Posa la tua mano sui miei capelli…Tutto è illusione. sognare è saperlo.

Questo

Dicono che fingo o invento tutto quel che scrivo. No, io semplicemente sento con l’immaginazione. non adopero il cuore. Tutto quello che sogno o che mi accade, ciò che finisce o mi viene a mancare, è come una terrazza che dà su qualcun altro. È quest’altro che è bello.

Perciò scrivo stando in mezzo a quel che non è qui vicino. Libero dal mio coinvolgimento, serio in ciò che non è. Sentire? che senta chi legge!

Spiraglio

Nei miei momenti oscuri in cui in me non c’è essuno, e tutto è nebbie e muri quanto la vità dà o tiene. Se, un istante, alzando la fronte da ove in me sono atterrato, vedo il lontano orizzonte pieno di sole occiduo o sorto. Rivivo, esisto, conosco; e ancor che sia illusione l’esteriore in cui mi oblio, nulla più volglio o chiedo: gli consegno il cuore.

Lisbon revisited
(1926)

Nulla mi lega a nulla. Voglio cinquanta cose nel medesimo tempo. Anelo con un’angoscia di fame e di carne quel che non so che sia: Definitivamente per l’indefinito…Dormo irrequieto, e vivo in un sognare irrequieto di chi dorme irrequieto. Mezzo sognando. Mi chiusero tutte le porte astratte e necessarie. Abbassarono cortine su tutte le ipotesi che avrei potuto vedere nella via. Non c’è nella traversa trovata numero di porta che m’hanno dato. Mi sono svegliato nella stessa vita a cui m’ero addormentato. Perfino i miei eserciti sognati hanno patito sconfitta. Perfino i miei sogni si sono sentiti falsi all’essere sognati. Perfino la vita soltanto desiderata mi nausea: perfino questa vita…Comprendo a intervalli sconnessi; scrivo per lapsus di stanchezza: eun tedio che è perfino tedio del tedio m scaraventa sulla spiaggia. Non so che destinoo futuro compete alla mia angoscia senza timone: non so che isole del Sud impossibile mi aspettano naufrago; o che palmeti di letteratura mi daranno al meno un verso. No. non so questo, né altra cosa, né cosa alcuna…E nel fondo del mio spirito dove ho sognato, nei campi ultimi dell’anima, ove ricordo senza motivo, (e il passato è una nebbia naturale di lacrime false), nelle strade e nei sentieri di foreste lontane ove ho immaginato il mio essere, fuggono smantellati, ultimi resti dell’illusione finale, i miei eserciti sognati, sconfitti senza essere esistiti, le mie coorti da esistere, sfracellate in Dio.

Un’altra volta ti rivedo, città della mia infanzia paurosamente perduta…Città triste e lieta, un’altra volta sogno qui…Io? Ma sono lo stesso che qui ha vissuto, e qui è tornato. E qui è tornato a tornare, e a ritornare. E qui di nuovo sono tornato a tornare? O siamo tutti gli Io che sono stato qui o sono stati. Una serie di chicchi-enti legati da un filo-memoria. Una serie di sogni di me, di qualcuno fuori di me? Un’altra volta ti rivedo, col cuore più lontano, l’anima meno mia. Un’altra volta ti rivedo – Lisbona e Tago e tutto – Passeggero inutile di te e di me, straniero qui come ogni parte . Casuale nella vita come nell’anima. Fantasma errante in sale di ricordi. Al rumore dei topi e delle tavole che scricchiolano nel castello maledetto di dover vivere…Un’altra volta ti rivedo, ombra che passa attraverso le ombre, e brilla un momento di luce gunebre sconosciuta, e entra nella notte come una scia di nave che si perde nell’acqua che cessa di udirsi. un’altra volta ti rivedo. Ma, hai, me non rivedo! S’è rotto lo specchio magico in cui mi rivedevo identico, e in ogni frammento fatidico vedo solo un pezzo di me: un pezzo di te e di me!…

Ricardo Reies IX

Coronatemi di rose, coronatemi in verità di rose. Rose che muoiono sul capo morendo. Così in fretta! coronatemi di rose, e di foglie bevi. E basta!

Ode

Ormai sul vano capo si fanno grigi i capelli del giovane che ho perso. Gli occhi brillano di meno.Non ha più diritto a baci la mia bocca. se mi ami ancora, per amore non amarmi:tu mi hai tradito com me.

Ode

Per essere grande, sii intero: non esagerare e non escludere niente di te. Sii tutto in ogni cosa. Metti tanto quanto sei nel minimo che fai. come la luna in ogni lago tutta, risplende, perché in alto vive.

*

Se morirò giovanesenza poter pubblicare alcun libro. Senza vedere la faccia che hanno i miei versi in caratteri stampati, chiedo che, se vorranno tormentarsi a causa mia, non se la prendano. Se così è accaduto, così è certo. Anche se i miei versi non saranno mai stampati, avranno la loro bellezza, se saranno belli. Ma non possono essere belli e restar da stampare, perché le radici stare sopra la terra, ma i fiori fioriscono all’aria libera e alla vista. Deve essere così per forza. niente lo può impedire. Se io morirò molto giovane, ascoltino questo: non fui altro che un bambino che giocava. Fui pagano come il sole e l’acqua. di una religione universale che solo gli uomini non hanno. Fui felice non chiesi alcuna cosa, né cercai di trovar nulla. Né trovai che ci fosse maggiore spiegazione ché la parola spiegazione non ha alcun senso. Non desiderai che stare al sole e alla pioggia. Al sole quando c’era il sole. E alla pioggia quando pioveva (e mai l’altra cosa). Sentir caldo e freddo e vento, e non andar più lontano. Una volta amai, pensai che mi avrebbero amato, ma non fui amato. non fui amato per l’unica grande ragione. Perché non dovevo esserlo. Mi consolai volgendomi al sole e alla pioggia e sedendomi un’altra volta alla porta di casa. I campi, in fondo, non sono più verdi per coloro che sono amati, che per coloro che non lo sono. Sentire è distrarsi